Il 20 ottobre è la giornata mondiale dell’osteoporosi: nata per sensibilizzare la popolazione su una patologia particolarmente diffusa ma per la quale non tutti fanno prevenzione.
Spesso si crede colpisca solo le donne dopo la menopausa, ma è una malattia che interessa anche uomini over 50 con ridotto metabolismo di calcio e vitamina D e persone di entrambi i sessi con intolleranza al glutine, affette da
sindromi da malassorbimento o patologie tiroidee o ancora che si sono sottoposte a lunghe terapie farmacologiche con corticosteroidi.
Di seguito proponiamo un estratto dal Monitore Medico LARC per saperne di più su questa problematica: come si manifesta, come si previene.

Nel mondo, circa 200 milioni di persone sono affette da osteoporosi. In Italia si stima che questa patologia interessi oltre 3,5 milioni di donne ed 1 milione di uomini ma oltre il 70% dei pazienti affetti non sa di esserlo poiché non svolge controlli preventivi. Così in molti casi, la patologia viene scoperta al verificarsi di una frattura. Nella popolazione italiana over 50, sono oltre 90 mila le fratture di femore all’anno, con un tasso di mortalità del 15-30% entro l’anno. Tra gli anziani, infatti, le fratture osteoporotiche sono una delle maggiori cause di morte, con un’incidenza simile a quella per ictus e carcinoma mammario.
Questa malattia sistemica dello scheletro è caratterizzata da una ridotta massa ossea e da alterazioni qualitative (della macro e microarchitettura) che si accompagnano all’aumento del rischio di frattura. L’osteoporosi è difficile da riconoscere, il più delle volte non dà nessun segno di sé: per questo è stata definita il “ladro silenzioso” che ruba per anni il calcio dal nostro osso. Unica manifestazione evidente della malattia le fratture, anche a seguito di piccoli traumi e cadute accidentali.

Qual è allora la migliore diagnostica per evidenziare l’osteoporosi?
densitometria osseaCon gli esami di laboratorio è possibile monitorare la quantità di calcio nel sangue e nelle urine e l’eventuale carenza di vitamina D ma informazioni più dettagliate si ottengono misurando il contenuto minerale dello scheletro (BMD) con l’esame strumentale chiamato Densitometria Ossea, definita anche MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata).
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la tecnica di densitometria ossea oggi più precisa è la DEXA (dall’acronimo inglese Dual Energy X-ray Absorptiometry) che permette la misurazione diretta della densità minerale ossea in g/cm2, o BMD (Bone Mineral Density), determinata dalla componente minerale dello scheletro nelle sedi a maggior rischio di frattura, cioè femore e colonna lombare. La DEXA utilizza una dose molto bassa di raggi X, tant’è che la ripetizione non presenta pericoli per la salute. È così possibile la diagnosi strumentale di semplice osteopenia (livelli di densità ossea inferiori allo standard normale) o di osteoporosi, la patologia vera e propria. Viene valutato il T-score, cioè la differenza tra il valore in esame e quello del campione di riferimento (soggetti sani dello stesso sesso e di età pari a 25-30 anni, cioè al picco di massa ossea). Parliamo di osteopenia quando il T-score è inferiore a -1 e di osteoporosi quando il T-score è inferiore a -2.5. Accertata la presenza della patologia, la DEXA è inoltre utile per valutare la risposta del paziente alla terapia farmacologica.

(Articolo estratto da Il Monitore Medico 5/2016 – Dr. Massimo Ventura, Specialista in Medicina Interna, Consulente LARC)

Come prevenire l’osteoporosi?
L’osteoporosi si previene con stile di vita sano, una dieta ricca di calcio e una moderata ma regolare attività fisica. Per garantire l’assorbimento del calcio introdotto, è importante una normale disponibilità di vitamina D, eventualmente da integrare con supplementi farmacologici.
A partire dai 50 anni o in presenza di fattori di rischio, la densitometria ossea DEXA associata alla visita di valutazione dell’osteoporosi e ad esami di laboratorio, rappresenta la miglior prevenzione della patologia.

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