La risonanza magnetica è una delle tecniche di imaging che più ha beneficiato dell’innovazione tecnologica negli ultimi anni. Accanto alle applicazioni cliniche ormai consolidate, stanno emergendo soluzioni sempre più avanzate, come i sistemi “helium-free” e l’integrazione dell’intelligenza artificiale, che promettono di rendere gli esami più sostenibili, rapidi e accurati. Queste evoluzioni non riguardano solo la qualità delle immagini, ma hanno un impatto diretto sull’esperienza del paziente e sul lavoro quotidiano del medico radiologo. Ne parliamo con il Dr. Marco Allasia, Specialista in Radiodiagnostica, Direttore tecnico Diagnostica per Immagini LARC Venezia per capire in che modo la tecnologia stia cambiando presente e futuro della RM.

Negli ultimi anni la tecnologia della RM ha fatto passi importanti: quali sono le innovazioni più rilevanti oggi disponibili nella pratica clinica?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a significative innovazioni nella metodica di RM sia sul piano tecnologico sia sul piano delle applicazioni cliniche. Al primo posto, si pone sicuramente l’introduzione dell’intelligenza artificiale (mediante algoritmi di Deep Learning) sia per quanto riguarda l’acquisizione delle immagini, sia per la loro elaborazione. L’IA applicata alle procedure di RM ha consentito una importante riduzione dei tempi di acquisizione con mantenimento e miglioramento del livello qualitativo e diagnostico degli esami. Ridotti tempi di esecuzione degli esami si traducono anche in una maggior comfort del paziente e a una riduzione degli artefatti da movimento. Esistono poi applicazioni che consentono il riconoscimento automatico dei reperti patologici in fase di studio delle immagini. A tal proposito, ricordo che le apparecchiature di RM presenti presso Gruppo LARC sono dotate di intelligenza artificiale.

Dal punto di vista del paziente, cosa cambia grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie RM?

Un rapido elenco: riduzione dei tempi di acquisizione di esame, migliore qualità diagnostica degli esami, riduzione dei possibili artefatti da movimento, maggior comfort per il paziente.

Si parla sempre più spesso di risonanze magnetiche “helium-free”: che cosa significa esattamente e quali vantaggi portano le RM helium-free in termini di sostenibilità?

Faccio una premessa: fino a poco tempo fa tutte le apparecchiature di RM ad alto campo necessitavano di magneti “super conduttivi”, per ottenere i quali era necessario portare le temperature a -269° C mediante circuiti chiusi ad azoto liquido. Nel processo venivano impiegati anche 1000-2000 litri di elio: un gas raro, di difficile reperibilità sul mercatoe anche molto costoso. Grazie alle macchine di ultima generazione è possibile utilizzare una quantità minima di elio, generalmente inferiore a 1 litro, che rimane sigillata dentro al macchinario e non necessita di essere rifornita. Ciò consente un risparmio enorme in termini di costo della materia prima e di tutta l’infrastruttura necessaria per gestire l’elio (compressori, centraline di controllo del gas e dell’umidità, tubo di evacuazione dell’elio). La ricaduta è anche a beneficio dell’ambiente, in quanto vengono meno le emissioni necessarie per estrarre il gas e trasportarlo.

Guardando al futuro, come immagina evolverà la RM nei prossimi anni e quale impatto potrà avere sulla diagnosi precoce e sulla medicina personalizzata?

Grazie all’IA e all’evolversi della tecnologia ci sarà una trasformazione della RM, che non servirà più solo a guardare “la forma” dei nostri organi (diagnosi morfologica), ma diventerà una bussola per la medicina del futuro – la cosiddetta medicina predittiva e personalizzata. La tecnologia infatti estrarrà dati (misurazioni “quantitative”), che, messi a confronto con le banche dati mondiali, si riveleranno preziosi nell’ottica di prevedere le malattie o scoprirle agli stadi iniziali.

Le più recenti innovazioni tecnologiche in RM hanno reso possibili esami che fino a pochi anni fa non erano realizzabili nella pratica clinica? Può farci qualche esempio?

L’impiego di magneti ad alto campo e il contributo dell’intelligenza artificiale hanno aumentato la nitidezza delle immagini e permesso un miglioramento delle tecniche che studiano gli organi nelle loro funzioni. Questi progressi hanno favorito anche un grande sviluppo nello studio del cuore: l’imaging cardiaco è ormai entrato di routine nell’analisi delle patologie cardiache e dei grossi vasi. In un futuro molto vicino, saremo in grado di fornire immagini sempre più dettagliate del corpo umano e anche di produrre dati numerici precisi e confrontabili. Questi dati permetteranno di capire le caratteristiche genetiche delle lesioni nelle malattie che colpiscono tutto l’organismo o nei tumori, riuscendo ad individuarle anche prima che si manifestino i sintomi clinici. Nell’ambito degli sviluppi futuri, va citata anche la cosiddetta risonanza magnetica “Whole Body”: si tratta di una tecnica che consente lo studio dell’intero organismo tramite un unico esame, ormai consolidata per identificare, definire la gravità e monitorare nel tempo alcuni tumori come il mieloma e il linfoma. Questa tecnica si sta diffondendo come esame di screening anche nella popolazione normale, grazie all’evidenza clinica riguardo alla capacità di individuare tumori nei pazienti ad alto rischio genetico. L’esame ha una durata di circa 40-45 minuti, non presenta rischi e si profila (pur con alcune limitazioni) come esame efficace per la diagnosi precoce di numerose patologie tumorali.

Questi nuovi esami come si inseriscono nei percorsi clinici esistenti: sostituiscono indagini tradizionali o le affiancano in casi selezionati?

Alcune tecniche sono ormai entrate nell’uso quotidiano per lo studio di diverse malattie: ad esempio, la mappatura della sostanza bianca nel nostro cervello (tramite Diffusion Tensor Imaging) è fondamentale per pianificare gli interventi chirurgici sui tumori cerebrali. Altre metodiche, come la sopra citata “Whole Body”, si affiancano o completano altri esami indispensabili per individuare e definire la gravità di patologie come il linfoma, i tumori che colpiscono le ossa, e il mieloma. La complessità di questa tecnologia, che offre diverse soluzioni mirate a risolvere casi clinici difficili, richiede che il medico radiologo valuti ogni singolo pazienteper scegliere la tecnica e le procedure più adatte a raggiungere l’obiettivo della diagnosi.