La cefalea è uno dei disturbi più comuni, ma spesso è anche uno dei più sottovalutati. Non si tratta solo di un fastidio passeggero: per molti rappresenta una condizione invalidante che limita la vita familiare, sociale e lavorativa. Riconoscere la differenza tra le varie forme, come l’emicrania o la cefalea tensiva, e identificare i fattori scatenanti — dallo stress ai ritmi biologici — è il primo passo fondamentale per riprendere il controllo del proprio benessere e trovare una terapia personalizzata ed efficace.

Pubblichiamo un articolo a firma della Dott.ssa Carmela Palmieri, Specialista in Neurologia e consulente LARC, esperta nella diagnosi e nel trattamento delle diverse forme di cefalea e delle patologie del sistema nervoso, uscito sull’ultimo numero de Il Monitore Medico, la nostra rivista interna di divulgazione medica distribuita gratuitamente nelle sedi LARC e nelle migliori farmacie del territorio.

Il Gruppo LARC offre ai propri pazienti un percorso diagnostico-terapeutico completo per la gestione del mal di testa: dalle visite neurologiche specialistiche – anche presso il nuovo Ambulatorio Cefalee presso la sede LARC Pinerolo – agli approfondimenti strumentali come TAC e Risonanza Magnetica (RM) dell’encefalo, fino alla definizione di piani terapeutici personalizzati per la prevenzione e la cura degli attacchi.


La cefalea è un  disturbo molto diffuso, eterogeno, spesso associato a disabilità con impatto negativo sulla qualità di vita, limitando l’attività sociale, familiare e lavorativa di chi ne soffre. A differenza delle cefalee secondarie in cui il mal di testa rappresenta il sintomo di una malattia sottostante, le cefalee primarie non sono sottese da una patologia organica e includono, tra le principali forme, l’emicrania, la cefalea tensiva, la cefalea a grappolo. Le prime due sono particolarmente frequenti, soprattutto nelle donne.

La cefalea tensiva, solitamente meno impattante sulla qualità di vita, è caratterizzata da un dolore di tipo costrittivo, descritto come “un peso”, “a casco”; bilaterale o diffuso a tutto il capo, talvolta al collo e spalle. Favorita da uno stato di stress, ma anche da posture scorrette, disturbi mandibolari, ansia, depressione, per cui si ha contrattura dei muscoli che avvolgono il cranio, che, nei soggetti cefalalgici, hanno una soglia del dolore più bassa. Tra le cefalee primarie, spicca per frequenza, gravità e disabilità, l’emicrania, caratterizzata da crisi di dolore generalmente pulsante molto intenso, spesso lateralizzato, che può durare sino a 3 giorni. Il dolore è associato a nausea, vomito, intolleranza alla luce, ai rumori, agli odori ed è talvolta preceduto da sintomi neurologici reversibili (aura) caratterizzati da disturbi visivi, della sensibilità, del movimento o del linguaggio. Ma, se l’emicrania non è sottesa da alcuna patologia organica, in chiunque ne soffre sorge spontanea la domanda “se il mio cervello è sano perché mi viene l’emicrania?”

L’insorgenza dell’attacco di emicrania, che vede il coinvolgimento del sistema trigemino-vascolare, è associata al superamento della “soglia emicranica”, più bassa è tale soglia maggiore è la predisposizione di un soggetto a sviluppare l’emicrania. La soglia emicranica è condizionata da una componente genetica, per cui spesso l’emicrania è familiare, ma il suo superamento, con innesco della crisi, è favorito da fattori scatenanti a cui i soggetti emicranici sono suscettibili, spesso associati a variazionidi abitudini o dei ritmi biologici, in quanto una peculiarità del cervello emicranico è la scarsa adattabilità ai cambiamenti e allo stress associato. Ne consegue che il controllo di tali fattori può contribuire ad evitare l’insorgenza della cefalea. Fondamentale è un regolare ritmo sonno-veglia favorito dall’andare a dormire e svegliarsi sempre agli stessi orari, anticipare la cena, evitare attività o sostanze stimolanti nelle ultime ore serali che dovrebbero essere invece rilassanti, per favorire l’addormentamento con un sonno riposante di 7-8 ore.

Altrettanto importante è un’alimentazione equilibrata e regolare, a tal fine è consigliabile evitare il digiuno, non saltare o ritardare i pasti, adeguata idratazione con 1,5 – 2 litri di acqua al dì, evitare bevande alcoliche e non superare 2 caffè al dì.

Poiché lo stress psico-fisico è considerato il principale fattore scatenante la cefalea, è raccomandata ogni iniziativa volta a minimizzare o annullare tale fattore come attività fisica aerobica costante: camminata, corsa, nuoto. Tra le tecniche di gestione dello stress rientrano anche il mindfulness, la meditazione, lo yoga, il biofeedback. Fattori scatenanti meno controllabili sono le variazioni atmosferiche come bruschi cambi di temperatura ambientale, l’alternarsi di stagione, il vento e le fluttuazioni ormonali nella donna.

La gestione dei fattori scatenanti che potrebbero limitare l’efficacia della terapia farmacologica, rappresenta il primo approccio di tipo preventivo nella cura della cefalea, a cui si associa il trattamento farmacologico che si articola in due fasi. Innanzitutto c’è la terapia sintomatica volta a bloccare l’attacco di cefalea sin dal suo esordio per cui va assunta all’inizio del dolore. Essa include paracetamolo, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), oltre a farmaci più specifici come i Triptani e di recente introduzione i Gepanti. C’è poi la terapia di profilassi finalizzata a ridurre la frequenza, intensità e durata degli attacchi, prevede l’assunzione quotidiana di un farmaco per almeno tre mesi. Ci si avvale di classi di farmaci meno specifici come antipertensivi, antidepressivi, anticonvulsivanti e, più specifici per l’emicrania, gli anticorpi monoclonali anti-CGRP e alcuni Gepanti prescrivibili con piano terapeutico AIFA. Quando è indicata una visita neurologica per cefalea? Quando il mal di testa tende a presentarsi con regolarità, non è più responsivo ai comuni analgesici e se esordisce in età adulta.

La visita in ambulatorio cefalee consiste in una dettagliata raccolta della storia clinica (anamnesi) generale erelativa alla cefalea con particolare attenzione ai fattori scatenanti associatiallo stile di vita, a tal fine sarà utile la compilazione di un diario della cefalea. L’esame obiettivo neurologico consentirà di escludere eventuali deficit neurologici, avvalendosi talvolta dell’ausilio di indagini strumentali (TAC – RM encefalo). Formulata la diagnosi del tipo di cefalea, si potrà predisporre un percorso terapeutico personalizzato. Ogni cefalea è diversa dalle altre in relazione ai molteplici fattori che vi concorrono, pertanto la visita neurologica per cefalea è basata innanzitutto sull’attento ascolto, sulla comunicazione chiara, precisa ed empatica, presupposti essenziali per poter formulare una diagnosi corretta ed avviare percorso terapeutico pensato per il singolo paziente.


Dr.ssa Carmela Palmieri, Specialista in Neurologia, Consulente LARC Pinerolo e Luserna
Tratto da Il Monitore Medico 01/2026. Leggi il numero completo sul nostro sito.