Non si manifestano solo in primavera e non compaiono solo nella prima infanzia: parliamo delle allergie, una problematica che colpisce una fetta sempre più ampia di popolazione. Per capire quali sono le diverse patologie allergiche e quali gli strumenti oggi a disposizione per affrontarle, abbiamo fatto il punto con la Dr.ssa Gloria Castiglioni, Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica, consulente LARC.

È percezione comune che le allergie siano sempre più diffuse: è davvero così?

Nel mondo 400 milioni di persone soffrono di rinite allergica e 300 milioni di asma: l’aumento delle malattie allergiche si registra soprattutto nei Paesi Occidentali, coinvolgendo strati sempre più ampi della popolazione. In Europa si stima che tra 11 e 25 milioni di persone soffrano di allergie alimentari, fonte di preoccupazione soprattutto tra i più piccoli: almeno 1 bambino su 20, infatti, è allergico a uno o più alimenti.
In Italia, la prevalenza della dermatite atopica, della rinite allergica e dell’asma tra i bambini di 6-12 anni è rispettivamente del 7%, 14,5% e 9%: ciò significa 490 mila bambini con eczema, 630 mila con asma e un milione con rinite.
In Australia l’allergia alimentare è passata negli ultimi anni dal 2,5% al 10%, lo stesso vale per l’Inghilterra, dove la prevalenza è salita dal 2,6% all’8,5%.

Le allergie possono anche manifestarsi in età adulta?

Sì, le patologie allergiche possono anche comparire dopo l’adolescenza in quanto, oltre alla predisposizione genetica, vanno considerati i fattori ambientali: l’esposizione ad allergeni come pelo di animali, polveri, muffe e pollini può determinare prima una sensibilizzazione e successivamente la manifestazione di una patologia vera e propria. La sensibilizzazione ad allergeni domestici può comparire prima dei 2 anni, mentre quella ad allergeni dell’ambiente esterno si sviluppa più frequentemente dopo i 3-5 anni. Tipiche patologie dell’età adulta ed avanzata sono le reazioni da ipersensibilità a farmaci e veleno di imenotteri (insetti) che, in tali fasce di età, oltre ad essere più frequenti, rivestono anche maggiore gravità.

Esistono fattori di rischio che ne favoriscono l’insorgenza?

Vi sono fattori individuali quali genetici, obesità e sesso. Numerosi poi sono i fattori di rischio ambientale: nei paesi industrializzati rivestono un ruolo importante l’inquinamento atmosferico, il fumo di sigaretta, l’esposizione lavorativa, le infezioni virali delle vie aeree, etc. Si tratta di componenti in grado di produrre danni alle mucose respiratorie con la conseguente comparsa di patologie allergiche come congiuntivite, rinite ed asma.

Quali sono i campanelli di allarme che dovrebbero indurre a rivolgersi ad uno Specialista?

La presenza di sintomi come starnuti, secrezione e ostruzione nasale dovrebbero far sospettare una rinite allergica, in particolare se tali sintomi si verificano in periodo primaverile-estivo o in presenza di polvere e/o peli di animali. Penseremo ad una possibile asma allergica se in tali occasioni si manifestano tosse, sibili respiratori e mancanza di fiato. Per i problemi cutanei si dovrebbe effettuare una visita dermatologica, con eventuale consulenza allergologica, nel sospetto di dermatiti allergiche come dermatite atopica, orticaria, dermatite da contatto.
Quali sono le tecniche diagnostiche oggi disponibili? Si possono effettuare diversi esami a seconda dei casi. Da sempre il test più usato e conveniente è il prick test, che fa uso di estratti allergenici commerciali per la diagnosi di sospette allergie respiratorie ed alimentari. Nel caso di test non eseguibili o di dubbia interpretazione (perché la reazione è dovuta a più fattori), si può ricorrere al prelievo di sangue per valutare le IgE specifiche un gruppo di anticorpi connessi alle reazioni allergiche e alle reazioni di difesa che l’organismo umano attiva. Per la diagnostica delle dermatiti da contatto sono disponibili test epicutanei o patch test che prevedono l’applicazione di estratti allergici da rimuovere dopo 48 ore. In più, oggi sono disponibili nuovi esami, detti di analisi molecolare: presso il Gruppo LARC, si può effettuare il Faber Test, un esame eseguito su prelievo di sangue che permette di ricercare le IgE specifiche verso ben 244 allergeni.

Quale efficacia predittiva hanno i nuovi test?

I test vanno sempre interpretati alla luce della storia clinica del paziente per cui è sempre indispensabile un’accurata anamnesi. Non sempre il riscontro di una sensibilizzazione corrisponde alla sintomatologia cutanea o respiratoria del paziente.
Grazie ai nuovi test, come il Faber Test, si possono chiarire i casi in cui è presente una polisensibilizzazione (cioè dovuta a più fattori).

È cambiato negli anni l’approccio alle allergie? Gli specialisti possono contare su nuove terapie?

Nel corso degli anni sono sicuramente migliorate le tecniche diagnostiche. In particolare con l’avvento dell’analisi molecolare che permette un diverso approccio diagnostico denominato “top down diagnosis” (si parte dall’esame laboratoristico e si arriva alla diagnosi con l’anamnesi dello Specialista). Inoltre è sempre più chiaro ed evidente il ruolo della terapia iposensibilizzante (vaccini) nei soggetti affetti da rinite e asma allergica, l’unica in grado di modificare la risposta immunitaria del soggetto, di prevenire nuove sensibilizzazioni e di fermare la “marcia allergica” del soggetto atopico (non classificato in modo esauriente) a differenza delle terapie farmacologiche che agiscono prevalentemente sui sintomi. Attualmente disponiamo di vaccini iniettivi, ma anche sublinguali (SLIT) di più facile gestione e minori effetti collaterali.
Un ruolo sempre più importante è quello dei farmaci biologici in grado di agire direttamente sulle citochine, le cellule del sistema immunitario responsabili dell’attivazione della risposta allergica.

(Articolo tratto da Il Monitore Medico n.4/2017)