neonato
NEI PRIMI TRE MESI DI VITA DEL NEONATO È CONSIGLIATA L'ECOGRAFIA DELL'ANCA, AL FINE DI PREVENIRE E CURARE LA DISPLASIA DELL’ANCA (O DISPLASIA CONGENITA)

Per displasia congenita dell’anca (DCA) si intende uno sviluppo anomalo dell’articolazione dell’anca, che porta progressivamente la testa del femore a spostarsi dalla cavità acetabolare. Questo processo inizia in età fetale ed ha un’evoluzione negli anni successivi che porta ad esiti invalidanti fino alla lussazione permanente dell’anca. Comunque sia l’anca displasica non è ancora un anca lussata, ma un’anca instabile, che va diagnosticata precocemente perché non diventi una lussazione dell’anca causando problemi importanti al bambino.

PERCHÉ SUCCEDE?

Le cause sono da ricercare in fattori ereditari di tipo poligenico ed in fattori ambientali. Sono colpiti più frequentemente i neonati con familiarità per la DCA, le bambine, i primogeniti e i bambini con presentazione podalica al parto.

COME SI DIAGNOSTICA?

  1. DIAGNOSI CLINICA: Il pediatra effettua una visita al giovane paziente sottoponendolo alla manovra di Ortolani che risulterà positiva nel caso in cui si percepirà il caratteristico scatto dell’anca.
  2. DIAGNOSI STRUMENTALE: consiste nell’esame ecografico.

QUANDO EFFETTUARE L’ECOGRAFIA?

L’esame ecografico va effettuato entro il compimento del terzo mese di vita del neonato. La finestra temporale più corretta è quella compresa tra i 45 ed i 60 giorni di vita. Solo in casi particolari (familiarità o positività alla manovra di Ortolani) sarà opportuno effettuare l’esame ecografico entro il primo mese di vita per consentire, in caso di positività ecografica, un tempestivo approccio terapeutico.

È bene non rimandare troppo l’esame: a 3 mesi l’anca deve risultare normale ed un’eventuale lussazione richiede una diagnosi ed un trattamento precoci.

COME SI CURA LA DISPLASIA DELL’ANCA?

Se viene diagnosticata la displasia dell’anca, la prima cosa da fare è far visitare il bambino dallo specialista ortopedico, che indicherà le terapie adeguate a seconda dell’entità dell’anomalia:

  • la maggior parte dei pediatri consiglia l’uso del doppio pannolino ed, eventualmente, l’utilizzo di un cuscinetto divaricante.
  • il divaricatore: di varie foggie e marche. È un dispositivo più o meno rigido, che serve a mantenere le anche divaricate, in modo da aiutare la testa del femore ad incanalarsi e rimanere in sede corretta. Deve essere indossato per tutto il giorno (in alcuni casi anche solo di notte) per un periodo variabile da 1 a 4-5 mesi.
  • norme posturali: se l’anomalia è più lieve (come succede nella maggior parte dei casi), per correggere il difetto si consiglia alla mamma di tenere spesso il bambino in braccio su un fianco, in modo da farlo stare con le gambine divaricate; un’alternativa efficace e comoda è tenerlo nel marsupio.
QUALI SONO I RISCHI SE LA DISPLASIA NON VIENE CURATA?

Nel momento in cui il bambino inizia a camminare, quindi intorno ai 12 mesi, se la testa del femore non è stabile, il bambino acquisisce un’andatura anserina, ossia con il bacino oscillante.  Certo, anche a questa età la displasia è curabile, ma con minor probabilità di successo con la sola terapia conservativa (ossia con il divaricatore), inoltre la terapia è sicuramente più lunga e non di rado il difetto deve essere corretto chirurgicamente.

Dove effettuare questa prestazione: