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24 febbraio 2015
Mal di testa, una malattia sociale

In molti casi il mal di testa è un disturbo occasionale, eppure può essere così intenso da risultare invalidante. In altri casi, il dolore tende a scomparire solo dopo l’assunzione di farmaci antidolorifici. Chi meglio di un neurologo può disegnare un quadro introduttivo su questo tema.

Lo abbiamo chiesto al dottor Andrea Rovera, specialista del Centro Anticefalea del Gruppo Larc.

Dottor Rovera, come definiamo clinicamente il mal di testa?
La cefalea è il grande calderone in cui va a finire anche l’emicrania. Occorre distinguere tra cefalea primaria e secondaria: la prima è più frequente e non c’è una lesione organica del cervello. A questa categoria appartengono l’emicrania e la cefalea tensiva. Nelle cefalee secondarie è la lesione al cervello a dare origine al mal di testa. In entrambi i casi, comunque, è bene rivolgersi allo specialista.

A che età si riscontra questo disturbo?
L’ emicrania copre tutto l’arco della vita come insorgenza. Le persone ne soffrono già dall’adolescenza e ci sono anche bambini emicranici. Il mal di testa può essere l’espressione di un disagio, oppure un sintomo di una condizione psichica legata allo stress in senso lato o ai disturbi dell’umore.

Qual è il suo paziente tipo?
Dal neurologo si viene generalmente per altre problematiche ma per l’emicrania il paziente tipo è una donna di età compresa tra i 25 e i 45 anni. A soffrire di mal di testa sono in prevalenza signore, spesso nella fase della loro massima attività di studio e professionale o che hanno dei figli piccoli.

Come si cura il mal di testa?

Ci sono due terapie: la prima avviene nel trattamento dell’attacco nel momento in cui il disturbo si presenta; l’altra è una terapia preventiva che prevede farmaci assunti con regolarità, ogni giorno nelle dosi prescritte, che hanno lo scopo di prevenire il mal di testa.

La questione rilevante è trovare un farmaco a cui la persona risponda.

Esatto. Ci sono approcci terapeutici differenti. Ci sono persone che hanno attacchi sporadici, oppure donne che hanno attacchi solo in fase premestruale. Ci sono persone che hanno attacchi molto frequenti e hanno tendenza ad utilizzare molto i farmaci e questo abuso genera un circolo vizioso con una risposta sempre minore alla terapia che causa la cronicizzazione del problema. La tendenza ad automedicarsi è un problema se si va oltre nei consumi.

Nella cefalea secondaria, cosa causa la lesione del cervello?
Alla base di tutto c’è una vasodilatazione delle arterie dell’encefalo e questa scatena la sintomatologia dolorosa. Sono state individuate tantissime sostanze in grado di scatenare questa vasodilatazione e sono numerosi gli studi che approfondiscono questo tema che è molto complesso. I farmaci specifici per trattare l’emicrania servono proprio a riportare i vasi al tono che avevano prima dell’evento scatenante. Ad esempio, il vino bianco contiene sostanze azotate che possono dilatare i vasi sanguinei.

Cosa consiglia a chi soffre di emicrania primaria?
In realtà, la diagnosi è prevalentemente clinica per cui non c’è bisogno di esami di tipo diagnostico – strumentale, salvo alcune eccezioni, come nel caso di chi comincia ad avere un mal di testa diverso da quello che aveva in precedenza o inizia ad avere attacchi più frequenti. In questi casi sono indicati esami come tac o risonanza magnetica encefalica. In sintesi, è bene sottoporsi ad esami diagnostici se c’è un cambiamento o se il mal di testa risulta atipico.

Quali sintomi si verificano nei casi più gravi?
A precedere il disturbo si presentano sintomi come l’aura emicranica di tipo visivo: c’è chi vede pallini luminosi o greche scintillanti oppure ancora sintomi più preoccupanti come formicolii diffusi o disturbi transitori della parola a cui segue il mal di testa.