Capillari e vene varicose
12 maggio 2017
CAPILLARI E VENE VARICOSE: COME SI CURANO OGGI?

È soprattutto nella bella stagione che più facilmente ci si rende conto di avere le gambe gonfie o capillari in evidenza. Sono campanelli d’allarme di vere e proprie patologie? Quali risposte offrono oggi Angiologia e Chirurgia Vascolare? Ne parliamo con il Dr.Franco Ribero, consulente LARC Specialista in Chirurgia Vascolare e Angiologia, con lunga esperienza nel trattamento di queste problematiche.
 

Quali sono le principali malattie che possono affliggere le vene?
Le malattie flebologiche sono molto varie e frequenti tra la popolazione. Spaziano dai cosiddetti “capillari”, dilatazioni di piccoli vasi sanguigni superficiali (in medicina “teleangectasie”) a problematiche più gravi come le vene varicose (in cui le pareti venose sono alterate e non “funzionano” correttamente: sono riconoscibili per il loro aspetto tortuoso e un colore viola/blu), fino ad arrivare alle trombosi venose superficiali e profonde, cioè coaguli di sangue che possono ostruire una vena e avere conseguenze anche gravi.
 

Chi sono i soggetti a rischio?
Soprattutto le donne (il rapporto tra uomini e donne è 1 a 3), a causa di fattori ormonali, dei rischi legati a gravidanze e all’uso della pillola contraccettiva. Sono a rischio le persone con una familiarità con le malattie venose o tromboemboliche ma anche tutti coloro che conducono una vita molto sedentaria, ad esempio chi lavora stando per molte ore seduto o fermo in piedi o in ambienti caldi. Sono a rischio le persone affette da problematiche ortopediche o traumatologiche, costrette a periodi di immobilità o a portare un gesso. Negli ultimi anni la diffusione delle patologie flebologiche è cresciuta, sia per l’aumento dell’età media che per la diffusione di stili di vita sedentari e dell’aumento del peso corporeo che porta a sovraccarico delle articolazioni e ad un aumento del tessuto adiposo ostacolando, così, il flusso del sangue dalle estremità verso il cuore (ritorno venoso).
 

Quali sono i campanelli d’allarme?
Dolori e crampi alle gambe (soprattutto a fine giornata), gonfiori (edemi) e sensazione di “peso” degli arti inferiori sono sintomi di insufficienza venosa da sottoporre allo specialista.
 

Come si diagnosticano le patologie delle vene?
Molte donne si rivolgono allo specialista per capillari in evidenza, problemi apparentemente solo estetici ma che spesso sono indice di una patologia. La visita dallo specialista in Chirurgia Vascolare o in Angiologia e lo svolgimento di un esame ecodoppler sono indispensabili per
una diagnosi corretta e l’impostazione della terapia idonea.
 

Comunemente si pensa che la soluzione di queste problematiche sia chirurgica (ad esempio la classica “operazione di vene varicose”), è davvero così?
Oggi lo specialista può contare su un vasto numero di trattamenti che ne fanno un vero sarto, in grado di “cucire” il programma terapeutico in modo personalizzato per ogni paziente. Le moderne indicazioni puntano a ripristinare la funzione venosa anziché rimuovere la vena che non funziona correttamente. Per vene piccole possono essere impiegate terapie sclerosanti, cioè l’iniezione di
un farmaco capace di occludere il vaso sanguigno non funzionante. Ci sono poi molte terapie minichirurgiche di tipo ambulatoriale, svolte in anestesia locale in strutture di Day Surgery, con la massima sicurezza ma senza ricovero per il paziente. Solo in una percentuale minore di casi oggi si ricorre alla rimozione completa della safena, la vena varicosa “per eccellenza”. Oggi si preferiscono terapie che permettono di curare solo il tratto malato della vena, come quelle con strumenti laser
o a radiofrequenza. Non bisogna dimenticare poi che è molto efficace la terapia con l’uso di calza elastica.
 

Le problematiche flebologiche si curano “ancora” con la calza elastica insomma?
Anche in questo ambito l’approccio è completamente cambiato: la calza elastica è oggi usata come un farmaco e viene prescritta in modo specifico per ogni paziente e patologia. Siamo abituati a pensare alle calze misurandole in denari (in rapporto al peso del filato). La calza elastica invece è oggi dosata in millimetri di mercurio, unità di misura della capacità compressiva. Quando c’è una patologia venosa, la pressione all’interno della vena aumenta, il medico prescrive allora la calza con la capacità compressiva adatta a controbilanciare esattamente la pressione venosa in eccesso del paziente. È importante stabilire una buona relazione col paziente guidandolo e consigliando, anche i presidi “infila-calza” ne facilitano l’uso.
 

Si sente sempre più spesso parlare di “riabilitazione vascolare”: in che cosa consiste?
Se la calza è utile al sistema venoso per recuperare la sua funzionalità, a 10/15 giorni da terapie mini-invasive e da interventi chirurgici veri e propri è importante svolgere un’attività motoria specifica con esercizi che aiutino il ripristino della funzionalità venosa.
 

Per concludere, come possiamo prenderci cura delle nostre vene?
Camminando almeno mezz’ora al giorno! Piede e muscoli del polpaccio funzionano come “cuori periferici” che permettono il ritorno venoso dagli arti inferiori verso il cuore. Camminando in modo corretto si attivano questi “cuori” e la loro funzione naturale: un esame baropodometrico è utile per escludere problematiche di postura e di appoggio del piede. Bisogna utilizzare scarpe con un tacco adatto (3/4 cm): quello alto non permette l’appoggio completo della pianta del piede, la scarpa piatta ostacola il lavoro del polpaccio. Evitare poi indumenti aderenti che interferiscono col ritorno venoso. È consigliata attività sportiva, secondo il proprio gusto e capacità: quella in acqua è particolarmente utile perché l’acqua esercita sulle gambe una pressione simile a quella della calza elastica.
 

(Articolo tratto da Il Monitore Medico n.2/2017)