apnee notturne pediatriche
19 marzo 2018
LE APNEE NOTTURNE: UN PROBLEMA ANCHE PEDIATRICO

Il russamento notturno abituale è un sintomo che può presentarsi anche in età pediatrica ed essere indice di apnee notturne. Nell’1-6% dei casi infatti si accompagna ad apnea: si tratta di un fenomeno più frequente tra i 2 e i 5 anni (periodo di massima ipertrofia, cioè volume, del tessuto linfatico) e in età adolescenziale.
L’apnea è caratterizzata da periodiche pause respiratorie, della durata di una decina di secondi fino a qualche minuto, conseguente a parziale o completa intermittente ostruzione delle alte vie respiratorie (naso, orofaringe, ipofaringe). Il rilassamento muscolare presente durante il sonno è una condizione che favorisce la riduzione di calibro di queste vie, soprattutto se in tali sedi coesiste un’ostruzione.
 

Se le apnee sono lunghe o particolarmente numerose, si identificano nella sindrome detta “OSAS” (dall’inglese: obstruction sleep apnea syndrome) caratterizzata da alterazione del ritmo del sonno e ridotta ossigenazione del sangue periferico. Sintomi tipici dell’OSAS nell’infanzia sono: respirazione prevalentemente dalla bocca, difficoltà di addormentamento, sonno agitato, sudorazione profusa, talvolta enuresi (l’involontaria “pipì a letto”). Durante le ore diurne questi bimbi sono spesso iperattivi, irritabili, possono avere problemi di comportamento e deficit di attenzione con scarso rendimento scolastico. Talvolta presentano cefalea mattutina, svogliatezza, inappetenza e conseguente ritardo della crescita. Nell’adolescente i sintomi sono simili a quelli dell’adulto: risvegli notturni e sonnolenza diurna, mancanza di concentrazione.
 

Le complicanze a lungo termine, oggi meno frequenti grazie a diagnosi e approccio terapeutico precoce, sono: sovraccarico cardiaco (ipertrofia ventricolare destra) e conseguentemente ipertensione polmonare.
Nella maggior parte dei casi l’OSAS è causata da ipertrofia adeno-tonsillare (tonsille e adenoidi gonfie e ingrossate). Altre cause sono da ricercare in: macroglossia (aumento di volume della lingua), malocclusioni dentarie, ipoplasia mandibolare (difetto di crescita della mandibola), palato ogivale, obesità, raramente poliposi nasale.
L’approccio diagnostico allo studio delle apnee è necessariamente multidisciplinare e coinvolge oltre al pediatra, l’otorinolaringoiatra, l’odontostomatologo, l’allergologo, talvolta il bronco pneumologo.
 

L’attenta ricerca dei sintomi oltre che uno scrupoloso esame obiettivo è importante, ma non sufficiente, a quantizzare la gravità dell’apnea.
La polisonnografia (o monitoraggio cardio-respiratorio del sonno) è l’esame di elezione che permette di arrivare alla diagnosi di OSAS: esame di semplice esecuzione, affidabile e non invasivo, si esegue a domicilio e consente di studiare le modificazioni dell’attività cerebrale cardiaca, respiratoria, e l’ossigenazione del sangue durante il sonno. La terapia dell’apnea consiste, a seconda delle cause, nell’intervento chirurgico di asportazione di tonsille e adenoidi (adenotonsillectomia), che in caso di OSAS riveste carattered’urgenza, o terapia ortodontica (dilatazione del palato) o riduzione del peso ponderale fino all’adozione di misure ambientali (controllo delle allergie).
 

Dr.ssa Luigia Cosima Soloperto, Specialista in Otorinolaringoiatria, Consulente LARC
 

(Articolo tratto da Il Monitore Medico n.6/2017)